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Il caos degli orari

tappa(29 Settembre '09) Molti insegnanti stanno segnalando un grande problema d'orario.

 







Messaggio per le insegnante:

Potete trovare materiali sull'utilizzo delle compresenze, con i riferimenti al Contratto Collettivo Nazionale e una delibera sull'uso delle compresenze. Oltre al contratto nazionale c'è anche un ulteriore livello di contrattazione che si attua scuola per scuola tra DS e RSU. E' importante controllare cosa avevano pattuito da voi per lo scorso anno. Quanto al fatto che quest'anno non avete nessuna RSU, posto che le nuove elezioni saranno indette per il 3 dicembre (Brunetta permettendo), è urgente che vi mettiate in contatto con i responsabili della vostra zona sindacale FLI materiali.

word Art 28 CNL, sottolineato in giallo. Dal contratto nazionale vigente si evince che i collegi, previa programmazione, possono deliberare l'utilizzo delle ore di compresenze per arricchimento offerta formativa e recupero .

wordUn modello di delibera che potremo usare, così com'è o con modifiche.

Grazie per la collaborazione di: Non Rubateci il Futuro



Riceviamo molte mail di richieste di aiuto sull'utilizzo delle compresenze nell'era "post-regolamento gelminiano". Dalla FLC CGIL di Roma e del Lazio riceviamo e volentieri pubblichiamo un documento chiarificatore.

La FLC CGIl di Roma e del Lazio con il presente documento vuole dare un contributo alle scuole in merito all’utilizzo delle ore eccedenti l’attività frontale, nel momento in cui esse si apprestano a deliberare i Piani dell’Offerta Formativa con le conseguenti ricadute sull’organizzazione didattica.

Le iscrizioni alla scuola primaria anche nel Lazio hanno disegnato una mappa dei bisogni delle famiglie rispetto al tempo scuola che premia i tempi distesi, boccia il maestro unico e le 24 ore.
Le molte iniziative intraprese nei territori dopo i risultati delle iscrizioni hanno evidenziato che l’organico per l’anno scolastico 2009/2010 ha una connotazione a macchia di leopardo, con una media di 2 posti in meno per scuola, con una penalizzazione ulteriore di quelle scuole dove c’è stata una contrazione di iscrizioni: in questi casi si segnala la perdita di 3 posti per ogni classe in meno.
Non è stata facile la scelta dei collegi dei docenti: accontentare con l’organico a disposizione tutte le richieste di tempo pieno, trasformandolo in un tempo scuola “spezzatino” o attivare tempi pieni e moduli con le compresenze?.
La soluzione è stata trovata nel valore che ogni realtà scolastica dà alle compresenze.
La compresenza consente alla scuola quei percorsi di inclusione che sono il fiore all’occhiello della scuola primaria italiana.
Soltanto la collegialità del lavoro, la condivisione dei piani dell’offerta formativa da parte del team sono la garanzia di una scuola che non si limita alla didattica del gesso e della lavagna, ma di una scuola che vuole mantenere una attenzione costante al successo scolastico di ognuno.

La compresenza in ogni tempo scuola ha rappresentato una delle strategie che hanno consentito di continuare su questa strada, pertanto la progettualità prevista dall’orario di compresenza non può essere compromessa dall’esercizio della supplenza.

Infatti va sottolineato che:

• Le supplenze sono regolamentate dall’articolo 28 comma 5 del CCNL del 2007, ancora vigente, che affida al collegio dei docenti la scelta della gestione delle ore eccedenti l’orario frontale e di mensa.
• L’organizzazione dell’attività didattica è deliberata dal collegio dei docenti come prevede sempre l’articolo 28. Pertanto i dirigenti non possono imporre tipologie di orario che non siano state deliberate dal collegio.

• Inoltre l’organizzazione del lavoro è regolamentata dalla contrattazione di istituto, come recita l’articolo 6 comma f, che recepisce l’organizzazione didattica presente nel Piano dell’Offerta Formativa.

Non va dimenticato che il recente parere della Corte dei Conti del 2 luglio 2009 sul maestro unico evidenzia il fondamentale ruolo dell’Autonomia Scolastica.
L’indicazione del modello non ha alcun carattere prescrittivo, lasciando piena libertà alle scuole di strutturare orari e assetti didattico organizzativi secondo la propria programmazione e valutazione.

Per la FLC CGIL di Roma e del Lazio sarà compito del prossimo Contratto Nazionale di Lavoro individuare gli aspetti e le tutele irrinunciabili per la garanzia dell’esercizio della professionalità docente. La qualità della scuola italiana passa anche per il rispetto contrattuale dei suoi lavoratori.

 

 

La flc di Roma e del Lazio con la collaborazione del Coordinamento Scuole Roma "Non Rubateci il Futuro"

 



Le ore di compresenza , secondo la nuova legge, devono essere utilizzate "per la costituzione dell'organico d'istituto". Quindi, non appartengono alla classe, ma a tutta la scuola.Nell'ottica della legge, quindi, esse servono a coprire il tempo scuola con le supplenze, appunto.

Tuttavia c'è anche l'ottica dell'autonomia,sulla base della quale le ore di compresenza  sono "funzionali" alla scuola: non servono, quindi, solo per coprire il tempo scuola, ma soprattutto possono essere una risorsa per potenziare l'offerta formativa.

E siccome (e per fortuna) il Regolamento dell'autonomia non è ancora stato abrogato, sulla base del Regolamento stesso (che ogni docente dovrebbe imparare a memoria) il collegio è sovrano: è il collegio, cioè, che delibera relativamente alla destinazione d'uso delle ore di compresenza (che nel regolamento compaiono sotto altra denominazione).

Pertanto, se il tuo collegio ha deliberato che tutte le ore di compresenza siano destinate alle supplenze, ahimè, si tratta di spaccarsi la testa per organizzare gli orari e non c'è niente da fare. Ci saranno ore di buco e pace. Viceversa, se il collegio ha deliberato che le ore di compresenza debbano essere utilizzate per l'avvio di laboratori a classi aperte, in verticale, in orizzontale, come volete, e cioè che le ore siano destinate alle esigenze dei bambini e non a quelle dell'amministrazione, be' allora bisogna accordarsi tra colleghi.

Domanda: è più difficile rassegnarsi a qualche ora di buco oppure mettersi d'accordo con gli altri docenti per avviare attività che prevedano l'apertura delle classi, la pianificazione di percorsi adeguati, il monitoraggio, la valutazione etc etc?

Risposta: dipende dai collegi, dalla consapevolezza che hanno del loro ruolo, dalla voglia o meno che hanno di rimboccarsi le maniche per opporsi con la pratica - faticosa, certo - della flessibilità alla rigida ottusità della Legge.


Marianna Lambiase

Coordinamento Secondo Municipio Roma


 

 



 

di Matteo Muzio, La Repubblica:

 

«È veramente un marasma. La tabellina più difficile per le scuole primarie genovesi come in tutto il paese è sicuramente quella degli orari. Elena Cosso, maestra della scuola elementare Garaventa: «Con la presenza di molti insegnanti con più classi, come i docenti di inglese e di religione è difficile coniugare le esigenze di tutti».

È in buona compagnia, la maestra del centro storico. Confezionare gli orari, alla luce della riforma Gelmini, sta diventando un vero e proprio rebus. E saranno in molti, lunedì, a presentarsi all´avvio dell´anno senza certezze. O con le abitudine stravolte. E il famoso "maestro unico" della Gelmini? «C´è chi ne ha anche tre o quattro - spiega Luciana Natale, maestra della Marconi di piazza Martinez - e grazie ai tagli dovremo usare alcune delle nostre ore di lezione per i bambini di altre classi mentre questi sono a mensa».

Anche la 25 aprile di Sestri Ponente ha problemi simili: «Soprattutto nel tempo pieno abbiamo un sacco di problemi d´orario - dice la maestra Luciana Rapetti - abbiamo dovuto fare molti di calcoli per cercare un compromesso accettabile fra le esigenze della scuola e quelle del lavoratore. Purtroppo qualcuno dovrà fare qualche rientro o riempire troppi buchi in troppe classi. Almeno vedremo di limitare le materie che dovrà insegnare».

Altre situazioni sono migliori, ma non di molto, come alla Gallino di Pontedecimo, conferma l´insegnante Giusy Galimi: «Non abbiamo avuto grosse difficoltà nel complesso, ma con le prime sì, venire incontro alle esigenze di tutti è stato impegnativo. In ogni caso faremo un incontro con i genitori degli studenti a breve, per spiegare loro che il servizio che offriremo quest´anno sarà di minore qualità rispetto agli anni scorsi».



Anche la scuola Gianelli a Nervi affronta il problema qualitativo: «Grosso modo ce l´abbiamo fatta, ma il tempo pieno sarà diverso da quello dell´anno scorso - dice la docente Mariuccia Fenzi - bisogna arrangiarsi in qualche maniera». Roberto Timossi, della Dante Alighieri di Sestri Ponente parla delle cattive acque in cui naviga il suo istituto: «L´orario è stato fatto e la scuola aprirà, ma con l´assenza totale delle compresenze siamo proprio ridotti all´osso. Oltre a questo, una cinquantina di bambini non fa religione e ci manca l´alternativa.

Così abbiamo consigliato ai genitori di rivolgersi ad un legale per far rispettare i propri diritti costituzionali». La dea bendata ha aiutato la San Giovanni Battista, sempre a Sestri Ponente, secondo la maestra Rosalba Califra: «Per un caso fortuito abbiamo ancora il personale al completo e siamo riusciti a mantenere qualche compresenza. L´anno prossimo non so che faremo»

 

 

 

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G.Caliceti  - un preciso obiettivo..   |2009-09-25 20:29:45
Il ministro Gelmini ha detto che non toccherà nella scuola il tempo pieno – 40 ore di scuola per gli alunni, al mattino e al pomeriggio, cinque giorni a settimana col sabato a casa coi genitori – senza però rinunciare all’insegnante unico. Come? Il decreto afferma semplicemente che anche nel tempo pieno ci saranno, invece dei due insegnanti attuali, un solo insegnante. Come è possibile? Cerco di spiegarlo, almeno intuitivamente.
Un insegnante di tempo pieno attualmente lavora per 24 ore di cui due per la programmazione didattica settimanale – non in classe coi bambini – e due in compresenza, cioè insieme al collega, generalmente per dividere la classe in gruppi di livello e aiutare con un po’ di recupero in italiano e in matematica chi ha più difficoltà. Immaginiamo che le due ore di programmazione saltino, visto che c’è l’insegnante unico non occorre più che si confronti con nessun collega. Da 24 ore a 40 mancano ancora 18 ore. Tutto il tempo mensa e interscuola settimanale (quello per far giocare i bambini), dieci ore, viene fatto saltare e appaltato ai comuni: per la Gelmini non occorrono più docenti per far mangiare correttamente e con progetti alimentari specifici i bambini, ma alcune bidelle o inservienti pagate dai singoli Comuni; stesso discorso per l’interscuola, il tempo gioco previsto in otto ore: non si educa giocando, anche qui basta qualcuno pagato da un Comune che tenga a bada i bambini. E se i Comuni non hanno soldi? Ci pensino comunque loro a chiedere più soldi ai genitori al posto dello Stato; come già chiedono le rette per la mensa dei bambini, le chiedano anche per la loro sorveglianza durante e dopo il pasto. Restano ancora otto ore. Ma se ne devono togliere tre per l’insegnamento di inglese da parte di un insegnante esterno. Ora ne restano cinque. A questo punto il decreto Gelmini propone che gli insegnanti allunghino il loro orario di insegnamento – tutto bucherellato e già pieno di orari spezzati (che significa stare a scuola otto ore al giorno per insegnarne e essere pagati solo per sei, cinque o, spesso, quattro ore quotidiane.
Queste cinque ore in più richieste ai docenti unici del tempo pieno, si intuisce dal decreto che saranno pagate coi fondi di istituto al costo di circa 60/70 euro complessivi netti e con circa un anno di ritardo, questo almeno è ciò che accade oggi per le ore di lavoro che un insegnante fa in più rispetto al suo orario. Se i docenti non accetteranno un orario di lavoro mattino e pomeriggio pieno di buchi, con un orario di lavoro assurdo, risulterà che sono loro e non il governo in carica e la Gelmini a far saltare il tempo pieno. Perché? Immagino già le parole della Gelmini e di Brunetta: perché sono dei fannulloni. Allora risulterà ancora più chiaro come tutta la campagna mediatica portata avanti sui lavoratori statali fannulloni e sugli insegnanti del sud scansafatiche non era fatta a caso, ma aveva un preciso obiettivo: colpire gli studenti, i loro genitori, il lavoro dei docenti.
Livia  - Tappare i buchi..   |2009-09-27 13:11:32
Le ore di compresenza sono state abolite, purtroppo si sapeva, e nella scuola di mio figlio sono state create due prime dove i bambini si avvalgono tutti dell’insegnamento della religione cattolica: in questo modo le maestre possono, nelle ore in cui non lavorano in compresenza, e in quelle di religione - non avendo bambini da seguire in un’attività alternativa - andare a tappare i buchi dovuti alla spaventosa carenza di organico che affligge la scuola. Ma fino a quando si possono tappare buchi prima che la nave affondi? E per quanto tempo possono le maestre lavorare in queste condizioni disastrose, senza cadere in depressione, avere un esaurimento nervoso, o ammalarsi?
tiziana  - grazie   |2009-09-30 22:53:42
siete troppo grandi, grazie per tutte le informazioni...
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