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| Il ‘tetto della vergogna’ solo per i nati all’estero |
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Niente razzismo, né discriminazioni piuttosto maggiore equilibrio e più qualità. Dopo le polemiche create dall’annuncio del nuovo provvedimento per il prossimo anno scolastico il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, è corsa ai ripari cercando di tranquillizzare quanti, a suo avviso, avrebbero frainteso gli intenti della circolare emessa alcuni giorni fa.
Lo ha fatto durante un’intervista della giornalista Lucia Annunziata nel corso della trasmissione «In Mezz’ora».
«Questo del tetto è un provvedimento studiato e ragionato, non creerà discriminazioni». Qui non si tratta di «razzismo o di ideologia ma di qualità dell'istruzione pubblica che va migliorata» per evitare «l'esodo verso la scuola privata. Faremo una verifica del provvedimento a medio termine e faremo una valutazione». Dietrofront che, tuttavia, non convince proprio nessuno. Tra questi, Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd, che parla di un ulteriore “errore commesso”.
ESCLUSI NATI IN ITALIA - Dopo aver spiegato che lo sbarramento è stato «suggerito da quei dirigenti e docenti delle periferie delle città a diretto contatto con classi composte in prevalenza da immigrati», la titolare del dicastero di Viale Trastevere ha precisato che gli immigrati nati in Italia, vale a dire circa il 37% del totale, non rientreranno nel tetto del 30 per cento di studenti stranieri fissato per classe. Si ridimensiona così la portata del provvedimento, che, stando a quanto sostenuto dal ministro, dovrebbe interessare, dunque, solo un numero ridotto di scuole – meno del 5% - concentrate soprattutto nelle grandi città.
NO AL MODELLO FRANCESE - La Gelmini ha concluso specificando che «il modello della Francia», dove nelle scuole non ci sono tetti numerici per limitare la presenza di stranieri per classe, «non mi pare che sia da imitare perché si tratta di un paese dove c’è molta violenza e bullismo e la scuola non è gestita al meglio».
CEI - Sul tema si è espressa anche la Cei, che attraverso un editoriale pubblicato dal quotidiano 'Avvenire' promuove il tetto: «fino ad oggi - scrive il giornale della Conferenza episcopale - non era previsto un limite e nelle classi c'è una piccola babele che non giova a nessuno e danneggia tutti». Il limite «è un passo avanti ormai irrinunciabile, anche se va detto che un terzo di stranieri - avverte il foglio dei vescovi - resta una percentuale molto alta, capace di mettere in serie difficoltà anche l'insegnante più volenteroso».
MARONI - Con il tetto del 30% si è detto "assolutamente d'accordo" il ministro dell'Interno, Roberto Maroni: «È una richiesta che aveva fatto la Lega. È necessario distinguere tra le politiche di integrazione, che sono giuste, necessarie e sacrosante ed il fatto che può essere dannoso per tutti mettere insieme bambini che parlano lingue diverse e che non hanno un equilibrio comune nella composizione della classe».
PUGLISI (PD) – Assolutamente Contraria alla finta marcia indietro della Gelmini, l’esponente della segreteria nazionale del Pd responsabile dell’area Scuola. «Il ministro Gelmini ha fatto dietrofront ma ha commesso un altro errore - ha affermato Francesca Puglisi - La differenziazione proposta oggi, crea una nuova classe di esclusi, confinando i figli nati in Italia di immigrati in una sorta di limbo senza risolvere l’assurdità del problema».
di Mariafrancesca Ricciardulli
Fonte: Dazebao
Articolo correlato: Dall'anno prossimo tetto del 30% per gli stranieri Leggere sul nostro blog: L'intervento della Scuola Di Donato di Roma
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(12 Gennaio '10) Secondo la Gelmini, niente razzismo e discriminazioni piuttosto maggiore equilibrio e più qualità.
DISTRIBUZIONE EQUILIBRATA - Che fine faranno gli studenti gli studenti non italiani? Quelli che saranno in sovrannumero, ha spiegato il ministro, saranno trasferiti da un plesso scolastico all’altro. Sarà «favorita una distribuzione equilibrata. Non necessariamente ci sarà bisogno di fare trasporti e spostamenti». Eventualmente si tratterà di spostamenti brevi, ha assicurato, al massimo da quartiere a quartiere, e «senza pesare sulle famiglie». A questo scopo, il ministero dell'istruzione sta pensando a convenzioni con gli enti locali che si occuperanno degli spostamenti.