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Una notte in fila per iscrivere mia figlia
(1 Febbraio '10) "Un po´ di caffè caldo? mi offre gentilemente una signora.



Per fortuna in queste situazioni c´è sempre una personna previdente che arriva con un thermos. "Grazie sì, ci voleva proprio". Altri hanno già l´alito che sa di grappa. Il freddo è crudele e la notte incombe come una minaccia gelida. I genitori si organizzano come possono: macchine attrezzate con libri e computer, giacconi da neve e zuccotti variopinti. Mi trovo a via Zandonai davanti alla scuola delle mie bambine, travolto da uno di quegli incubi metropolitani che sembrerebbero cose da terzo mondo e invece avvengono nel nostro Paese.

 

Per essere sicuri di far entrare la bimba al tempo pieno della prima elementare (scuola Zandonai) bisogna fare la fila. E che fila. Qualcuno si è già organizzato fin dalla mattina di domenica, ventiquattr´ore prima dell´apertura degli uffici. E il tam tam telefonico è arrivato puntuale. Attenzione: c´è già la fila, e allora tutti lì davanti, un giorno prima a organizzarsi per la notte.

Ogni ora parte l´appello: Caiello, Bartoloni, Serafini, Camilletti, Castaldo… non in ordine alfabetico, ma di arrivo, e quando arriva il mio nome è un momento liberatorio perché si può tornare a casa per un´oretta scarsa, scaldarsi, rifocillarsi, ricaricare le batterie e poi di nuovo lì per il prossimo appello. Rimane straordinaria la capacità, anche questa molto italiana, di organizzarsi nelle emergenze.
Il meccanismo è perfetto: un gruppetto tiene le fila del sistema, c´è un registro, firmato da tutti, e si chiude anche un occhio quando al posto del genitore all´appello risponde un filippino.

Ma questo vale fino alla sera. Dopo mezzanotte bisogna rimanere tutti lì, niente più appelli, niente pause casalinghe, niente deleghe. Chi c´è c´è, chi non c´è non c´è.
Qualcuno ha in mano i libri di Stieg Larsson, altri promettono di portare prelibatezze e alcolici ad alta gradazione per difendersi dal freddo. La notte si avvicina e il freddo è sempre più crudele.

Come ci troveranno i bidelli domani mattina? Che penseranno le nostre bimbe quando entreranno a scuola ignare e troveranno davanti al cancello il loro papà gelato e rimbecillito dalla notte insonne? Proverò a spiegarglielo. Ma non sarà facile.

di Gino Castaldo, La Repubblica

 

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