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Via libera alla riforme delle superiore

(5 Febbraio '10) La riforma "Gelmini", la scuola superiore sarà semplicemente più povera.

 

 

superiori

 

Oramai ci siamo. Ieri mattina, Maria Stella Gelmini e il premier Silvio Berlusconi hanno presentato la “riforma Gelmini”, definitivamente approvata; entrerà in vigore, per le prime classi degli istituti superiori, dal prossimo anno scolastico. Secondo l’entusiastica definizione che ne ha dato la sua autrice, si tratta di “una riforma epocale”, un provvedimento per il quale non si comprende in alcun modo l’ostracismo che mostrano la sinistra e alcuni sindacati.

 

Le tre “M”

La “riforma” Gelmini può essere efficacemente sintetizzata riferendosi alla sua caratteristica di base: le tre “M”: meno soldi, meno ore, meno insegnanti. Otto miliardi in meno entro il 2012, qualche decina di migliaia di docenti in meno nei prossimi due anni. Gli istituti tecnici, anche nelle classi non coinvolte immediatamente nei nuovi ordinamenti (cioè dalla seconda alla quinta), già dal prossimo anno vedranno decurtato il monte-ore da 36 a 32 ore, con l’abbattimento di alcune  materie professionalizzanti (come, ad esempio, economia aziendale negli istituti tecnici ad indirizzo economico) e ciò perché i risparmi devono realizzarsi subito e i docenti in esubero rimanere a casa.

Oggi, i sindacati sono stati convocati al Ministero per l’illustrazione dei nuovi regolamenti, nei quali è stata apportata qualche modifica. Il ministro Gelmini non era presente perché impegnata in Parlamento per il voto della legge sul “legittimo impedimento” (tutti i ministri e i deputati del Pdl sono stati “precettati” per partecipare al voto di una legge che impedirà al premier di essere sottoposto a giudizio). Le modifiche ai regolamenti si sono rese necessarie dopo i rilievi del Consiglio di Stato, che aveva sottolineato l’eccesso di delega presente nei provvedimenti inseriti nel decreto delegato (in pratica, i provvedimenti governativi erano incostituzionali). Ma si tratta di poca cosa; l’impianto della riforma non cambia.

 

Una divisione netta fra licei e istruzione tecnica e professionale

Secondo la Flc-Cgil, risulta «evidente l’accentuazione della separatezza tra il sistema dei licei (considerata “la Scuola") e gli istituti tecnici e professionali, e una chiara discriminazione sul versante dei diritti». Infatti, secondo il sindacato,  «i licei manterranno la loro struttura nelle classi successive alla prima, mentre i tecnici e i professionali perderanno ore, in particolare nelle materie professionalizzanti». Inoltre, «a percorso formativo abbondantemente iniziato negli anni precedenti, gli studenti degli istituti tecnici e dei professionali, vedranno stravolto quello scelto inizialmente, con buona pace dei propri diritti a vedere rispettata la scelta iniziale».

 

L’accorpamento degli insegnamenti

Il ministro Gelmini ha sottolineato più volte l’aspetto secondo lei più meritorio della “riforma”: l’eliminazione dei quasi quattrocento indirizzi presenti in precedenza, fra istruzione liceale e tecnico-professionale. Ma, a parte che nella correzione degli ordinamenti si sono aggiunti altri indirizzi nei licei artistici, nei tecnici e nei professionali, qualcuno dovrebbe pure spiegare scientificamente (cioè, con riferimento ai canoni dell’apprendimento e alla spendibilità sul mercato dei titoli di studio con valore legale) su quali fondamenti poggi questa convinzione, visto che, oggi come oggi, esistono una quarantina di specializzazioni mediche e altrettante nel settore dell’ingegneria, della botanica, della scienza economica, giuridica e perfino nelle arti e che dunque la proliferazione degli indirizzi, così tanto deprecata, non faceva altro che seguire una precisa tendenza del sapere cognitivo.

 

Il risparmio come criterio fondativo

Nel presentare la “riforma”, il ministro ha polemizzato con chi la critica perché fondata solamente sul criterio del risparmio ed ha sottolineato che non riesce a comprendere queste critiche. Dal canto suo, il premier Berlusconi ha apoditticamente affermato che il calo delle ore complessive di lezione risponde ad un’esigenza oramai ben nota a tutti: che, cioè, l’attenzione degli alunni scema fin quasi ad annullarsi dopo cinque ore di insegnamento. Se questo è stato il criterio informatore del taglio delle ore di lezione, allora, forse, per venire incontro al “naturale calo di attenzione degli alunni”, era meglio prevedere soltanto un paio di ore di lezione e poi tutti al parco per organizzare una grigliata. Nessuno che abbia pensato che, con un potenziamento degli strumenti didattici (laboratori, lavagne interattive, sale multimediali, ecc.) forse si potrebbe evitare l’impoverimento del tempo di scuola, incrementando e diversificando l’offerta formativa. Ma, con una buona metà degli edifici scolastici che cade letteralmente a pezzi (soprattutto nel Meridione), un proposito del genere appare poco meno che un’utopia.

La realtà è che la “riforma” ha cercato di fare meno danni possibili in conseguenza dei tagli draconiani introdotti con la legge n. 133 del 2008. E così, il primo criterio seguito è stato quello di sforbiciare il tessuto connettivo di un sistema scolastico di per sé già in pessime condizioni, accorpando cattedre e insegnamenti (i docenti di storia insegneranno anche la geografia, quelli di economia aziendale il diritto privato o costituzionale, e così via), diminuendo i docenti e i beni strumentali degli istituti, quindi impoverendo la scuola come sistema. Poi, come spesso accade a questo Governo, è stato messo in moto il monopolistico sistema dei mass-media che cercherà di convincere gli italiani che la scuola precedente era “sprecona e di sinistra”, mentre quella del futuro sarà “risparmiosa ed efficiente”. Ma naturalmente non sarà così. La scuola dei prossimi anni offrirà di meno, in modo peggiore e con meno docenti. Insomma, le tre “M”.

 

di Fulvio Lo Cicero, dazebao.org

 

 

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Commenti
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Puffa   |2010-02-15 23:32:58
carina la nuova riforma!!
ma abbasso la gelmini
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