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Classi sovraffollate oltre i limiti del buon senso. Meno insegnanti in cattedra (ma non quelli di religione cattolica) e precari lasciati in mutande in mezzo alla strada. L’anno scolastico è appena cominciato ed è già autunno caldo: alunni disabili abbandonati a se stessi, scuole a corto di bidelli per la sorveglianza. Maestro unico e sforbiciata alle materie e al tempo scuola. Prof, genitori, presidi e studenti: raccontateci la vostra scuola, il vostro disagio quotidiano firmato Gelmini.

(Questo è lo spazio dedicato ai commenti dei lettori. Messaggi con offese e insulti non saranno pubblicati. Vi chiediamo anche di non superare le 100 parole per poter dare, così, spazio a tutti. Grazie per la collaborazione. La redazione).

 

 

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Fabio P.  - "Io, bambina Down rivoglio la mia maestra"   |2009-09-15 23:49:41
«Mi chiamo Miriam. Sono una bambina di otto anni anzi quasi nove. Non avrei mai pensato di trovarmi un giorno, così presto, a dover difendere il mio diritto ad avere una maestra, come tutti gli altri». Miriam C. è una bambina bionda come tante. Va in bicicletta anche se con le rotelle. Quando può va in montagna a sciare con il suo papà. Abita a Sovere in provincia di Bergamo, vicino al lago di Iseo. Quest’anno frequenta la terza elementare alla scuola «Suor Giacinta Zanutti» di via Cavour, nel suo paese. Dovrebbe essere in quarta. Un anno l’ha perso stando in ospedale per una brutta malformazione cardiaca, congenita come la sindrome di Down di cui è affetta. «Sì avete capito bene. Faccio parte di quelli chiamati disabili o diversamente abili. E io invece chiamerei tutti ugualmenti diversi», scrive in una lunga mail che ha preparato insieme a suo padre Luca, fisioterapista e genitore affettuoso, alle prese con una burocrazia che nessuno può capire, nessuno sa spiegare. Figuriamoci a Miriam che si sente una bambina come tutte le altre anche se ha bisogno di un piccolo aiuto a scuola per non sentirsi diversa dalle altre. Un aiuto che nella scuola al tempo della crisi, le hanno tolto perchè bisogna risparmiare.

Dopo aver scritto al direttore scolastico, al Provveditore di Bergamo e a qualche giornale, Miriam adesso scrive al ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. «Io quest’anno sarò in classe con tutte le mie compagne e le mie maestre. Io poi ne ho due un po’ speciali che gli altri bambini non hanno. A causa della mia sindrome sono un po’ più lenta nel fare le cose. Perciò ho bisogno di essere aiutata così posso fare tutto con i miei compagni e come i miei compagni. Quest’anno però c’è un problema. A causa della “riforma Gelmini” la compresenza nella mia classe è sparita. Ed io su 29 ore di scuola ne ho ben 8 senza la mia maestra. Io non sto chiedendo un favore. Voglio la mia maestra. Non voglio altro».

Non è un capriccio, quello di Miriam. Sarebbe pure un suo diritto. Oltre che un aiuto terapeutico. La neuropsichiatra che la assiste da anni ha chiesto di alzare di almeno cinque ore il tempo delle maestre di sostegno che devono occuparsi di Miriam. Il padre della bambina è andato a bussare alla Direzione didattica. E poi al provveditorato. Luca C. dice di aver ricevuto risposte poco intelligenti, nessuna utile a Miriam: «Il funzionario della Comunità montana ha detto che siamo fortunati ad avere quello che già abbiamo. Il Provveditore ha confermato che gli insegnanti sono finiti e per quest’anno va così». Il padre di Miriam si è anche offerto di pagare di tasca sua le ore che mancano degli insegnanti di sostegno. Sarebbe un sacrificio, con il suo stipendio da fisioterapista, lo stipendio della moglie maestra e altri due figli da mantenere. Dalla scuola gli hanno detto che non si può. Che la legge non lo prevede. Fatta la legge l’unica ad essere ingannata è Miriam: «E’ come chiamare i carabinieri e ti dicono che sono finiti. O andare all’ospedale perchè hai due gambe rotte e te ne aggiustano solo una perchè hai finito i soldi. O che i vigili del fuoco arriveranno l’anno prossimo. Ma io non posso aspettare. Io devo andare a scuola quest’anno. Il ministro Gelmini venga nella mia scuola».
Catello  - età alunni prima elementare   |2009-09-20 13:44:36
Questa mattina è stato il primo giorno di scuola di mio figlio che ha 5 anni. Con sorpresa abbiamo scoperto che in classe c'è un bambino di 11 anni compiuti di cittadinanza rumena.
Ci chiediamo se è educativo che bambini di 5 anni si confrontano con bambini di 11 anni?
COsa possiamo dire alla direttrice della scuola?
Scuolafutura  - età alunni   |2009-09-20 13:48:21
Gentile mamma,
il problema di questa ''pluriclasse'' purtroppo riflette il disagio che la scuola sta vivendo in questi anni difficili di poche risorse e di soluzioni a dir poco imbarazzanti.
Come risolvere dunque la questione della formazione di un ragazzino undicenne, non italiano, che ha bisogno sicuramente di apprendere la lingua partendo dalla base, ma nello stesso modo di vivere l'esperienza scolastica assieme a compagni della stessa età?
Nelle scuole di cui si ha esperienza, gli alunni vengono inseriti nelle classi più vicine (in base alle date di nascita, in questo caso forse sarebbe stata meglio una quinta elementare) e contemporaneamente in un percorso gratuito di lingua italiana per stranieri che in genere le scuole offrono (con insegnanti della stessa scuola che si occupano di insegnare per alcune ore a settimana ai nuovi iscritti) in orario extrascolastico.
Potreste voi mamme far presente questo alla dirigente e cercare di trovare assieme soluzioni più idonee, per i vostri bambini e per l'equilibrio del bambino rumeno.
Ci tenga informati!
Buona fortuna.
Livia  - Per amare la scuola   |2009-09-26 20:20:07
Alcuni mesi fa ho iscritto mio figlio in prima elementare, nella scuola pubblica vicino a casa nostra: una scuola abbastanza valida, si diceva, in un quartiere “bene” di Milano. Ci era stato garantito il tempo pieno con le due maestre, perché - era stato detto - la scuola aveva l’organico sufficiente per offrirlo. E io ci ho creduto, non avevo ragione di dubitarne. Bene, quest’anno sono state create tre classi prime, per 75 bambini: due di queste sono monche, perché in una è presente solo la maestra di italiano, nell’altra solo quella di matematica. Le due maestre avevano lavorato insieme lo scorso quinquennio, ma hanno dovuto separarsi perché in ogni classe ci fosse almeno un insegnante che si potesse presentare ai genitori. L’altro arriverà, senza fretta: dopotutto questo è solo il nono giorno di scuola, perché mai dovrebbero essere presenti in due fin dal primo giorno? Per il momento nella classe di mio figlio è la maestra di religione che fa le veci di quella di matematica.

Se la situazione fosse stata semplicemente questa avrei anche potuto tollerarla, per qualche giorno ancora. Ma i problemi non finiscono qui: le classi parzialmente scoperte sono altre, non so esattamente quante: so solo che ci sono bambini più grandi che quotidianamente vengono suddivisi in piccoli gruppi e smistati tra le varie classi, prime comprese, per qualche ora, nell’attesa che il loro maestro unico - che ovviamente non può coprire da solo l’intera giornata - si presenti a scuola e li raduni nella loro classe.

Si trattava di tamponare assenze di insegnanti che si sapeva sarebbero mancate, perché, per esempio, in maternità, ma pare che le nomine dei supplenti siano state autorizzate dal Provveditorato solo qualche giorno fa: forse pensavano che qualche maestra si presentasse inaspettatamente al lavoro con neonato al seguito.

E non è tutto: la riforma Gelmini prevede che l’insegnante specialista di inglese venga abolito. (Qualcuno ricorda ancora le tre I?) Per insegnare inglese è più che sufficiente una delle due maestre della classe, alla quale è stato chiesto di frequentare un corso di 150 ore per impararlo: questo se l’insegnante c’è, naturalmente. Altrimenti se ne deve far carico la maestra di un’altra classe, che si staccherà dalla sua per due ore alla settimana.

Le ore di compresenza sono state abolite, purtroppo si sapeva, e nella scuola di mio figlio sono state create due prime dove i bambini si avvalgono tutti dell’insegnamento della religione cattolica: in questo modo le maestre possono, nelle ore in cui non lavorano in compresenza, e in quelle di religione - non avendo bambini da seguire in un’attività alternativa - andare a tappare i buchi dovuti alla spaventosa carenza di organico che affligge la scuola. Ma fino a quando si possono tappare buchi prima che la nave affondi? E per quanto tempo possono le maestre lavorare in queste condizioni disastrose, senza cadere in depressione, avere un esaurimento nervoso, o ammalarsi?

Eppure io voglio ancora credere che la scuola pubblica sia la scelta giusta, la più valida. La mia protesta è poco più che un sussurro, finché rimane una voce isolata. Ma se altre voci si uniscono alla mia, il tono si alza e la protesta può raggiungere dimensioni tali da scuotere le persone, perché la situazione migliori.

Se per qualunque ragione non siete soddisfatte di quello che la scuola pubblica offre ai vostri figli, in particolare quest’anno rispetto agli anni passati, lasciate qui un vostro commento, raccontateci quali problemi state incontrando. Insieme possiamo forse cambiare le cose.
cristina  - sabato si o no?   |2009-09-29 15:37:04
mia figlia ha da poco cominciato la prima classe della scuola primaria con il modulo di 40 ore; non essendoci ancora la mensa scolastica, a pranzo torna regolarmente a casa. ma dalla settimana prossima inizierà il tempo pieno: facendo 8 ore al giorno, dovrà andare a scuola anche il sabato? non sono già 40 ore fino al venerdi?
Scuolafutura  - Risposta: sabato si o no?   |2009-09-29 20:21:54
Cara Crisitina, la sua figlia essendo alla scuola elementare (tempo pieno o no) andrà dal lunedì al venerdì.
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