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09.09.2009 18:09:58
Scuolafutura

 

Tra le segnalazioni approfittiamo ancora una volta dell'attesa di una ravvicinata ri-sollevazione popolare contro i tagli a Scuola ed Università per focalizzare la nostra attenzione su un caso di discutibile gestione "accademica"  di una Fondazione universitaria, la bolognese Fondazione Alma Mater.

Da una serie di interrogazioni avanzate da due membri del CdA dell'Università di Bologna (entrambi di Unità di Base, l'agguerrito sindacato di base presente nell'ateneo), ne è scaturita una relazione inviata a tutto il personale tecnico amministrativo e ripresa in un articolo dell'agenzia di stampa DIRE. 

Lo inviamo a tutti i lettori in indirizzo poiché lo riteniamo illuminante su ciò che, tra tante altre "piacevolezze", significa FONDAZIONE.  Il discorso non si esaurisce certo qui e merita sicuramente molto più approfondimento.
Qui ci limitiamo a ribadire che la FONDAZIONE in generale è lo strumento (perfetto, poiché "legale") più adatto ad  "ovviare"  a quei fastidiosi impegni di "trasparenza"  che da un ente pubblico - ancorché "autonomo" - legittimante si richiedono.

Anche chi scrive queste note  (Virginio Pilò), umile dipendente di Unibo, ha più volte espresso analoghi dubbi circa la "trasparenza"  di certi apparati amministrativi.


Ancora oggi, ad esempio, si chiede come mai, a fronte della pubblicazione sui quotidiani locali degli stipendi di tutti i dirigenti e "consulenti esterni"  di tutti gli Enti Locali e delle Aziende Sanitarie (enti, come le Università, con Autonomia di Bilancio), soltanto l'Ateneo felsineo "resista"  tetragono a questa elementare misura di trasparenza.  Timidezza?  Riservatezza?  
Un'altra domanda, ad esempio di "trasparenza"  e corretta informazione dell'Amministrazione di Unibo, riguarda la tempistica della pubblicazione dei bandi di concorso, l'ultimo dei quali (4 posti di impiegati amministrativi C1) pubblicato il 28 luglio con scadenza il 27 agosto 2009 (sic!).      Quale mirabile esempio di "tempestività", quando la stragrande maggioranza di interessati è probabilmente altrove, con la testa e con il corpo.  
Perchè?  E' forse una scelta per evitare una partecipazione troppo affollata, e renderla soltanto un pochettino più "intima"...?


Naturalmente si spera di sbagliare, ma la sensazione di essere nel giusto è molto forte...

Bando alle considerazioni personali, notoriamente fin troppo "faziose", e passiamo alla segnalazione degli articoli e dei report.

Università di Bologna: articolo (agenzia DIRE), relazione di membri CdA Unibo e lettera di risposta del Presidente della Fondazione Alma Mater, relativi ai finanziamenti e movimenti contabili della Fondazione.
Consigliamo di non limitarsi al solo articolo, ma l'intera lettura degli allegati (relazione dei consiglieri e lettera del Presidente della Fondazione).

inviato da: Proletaria Emilia Romagna


  fondazione-scuola-gestione-universt
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07.09.2009 06:23:44
laura

Mi permetto di scrivere un'articolo letto su diversi blog:

 

La Padania, il quotidiano della Lega Nord, in un articolo a firma di Marcello Ricci definisce i docenti precari dei "disadattati sociali" e degli “ignoranti”.

Un articolo assurdo che non solo offende una categoria intellettuale quale quella dei docenti definendola “pseudointellettuali” ma che cade in una profonda contraddizione. Infatti nell’articolo si legge: “questi 'ignoranti' sono stati graziati da 'ridicoli corsi abilitanti'! ”. “*Il giornalista* – afferma Giovanni Di Stefano Segretario Nazionale dei Giovani MPA - *non ricorda evidentemente che l'ultimo corso abilitante è stato promosso dalla Moratti con la firma della Lega*”. “*Io* – Continua Di Stefano - *mi schiero apertamente dalla parte di questi "disadattati sociali", come li chiamano loro, che nella maggior parte dei casi si trova al nord, una categoria lavorativa che svolge dignitosamente e con tanti sacrifici, un mestiere che i loro corregionali non vogliono fare.

Leggendo questo articolo sono stato **Folgorato sulla via di Damasco, rendendomi conto che in questi anni non ho capito nulla della vita.** Ineffetti sono proprio i docenti precari gli ignoranti e i disadattati sociali. E pensare che fino a prima della lettura pensavo che gli ignoranti fossero i pluri ripetenti della scuola . . . che sciocco! Quelli non sono ignoranti ma aspiranti componenti degli osservatori dell’ Expo di Milano!*

*Chissà, magari in futuro per chi dalla terronia si reca al nord per insegnare ci sarà da superare un meraviglioso esame in dialetto..evviva l'Europa, evviva l'Italia delle libertà! ”*
  precari-padania-lega
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12.08.2009 09:06:36
laura

 

"La sentenza del Tar che esclude l'insegnamento della religione cattolico dal percorso curriculare degli studenti, danneggia la laicita' ed e' sintomo del ''piu' bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identita". E' quanto ha rilevato questa mattina mons. Diego Coletti, Presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica. la scuola, l'universita', commentando ai microfoni della Radio Vaticana la sentenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio sull'ora di religione.

 

 

Scusate ma dal Tar del Lazio arriva semplicemente un principio di laicismo moderno. Una scelta che dovrebbe portare a riconsiderare la materia della religione cattolica mettendola sullo stesso piano delle attivita alternative scelte dai ragazzi tenendo ben presente che non si tratta certo di una guerra all'ora di religione.. L'andamento didattico e disciplinare e' determinato dal consiglio di classe e l'insegnante di religione cattolica concorre al giudizio complessivo dello studenti e gli insegnanti devono tenerne conto..

 


  chiesa-scuola-tar
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03.08.2009 21:51:59
mathieu

Continua il processo di aziendializzazione della cultura e della formazione, un processo che va avanti ormai dal ‘96, governo Dini, ministro Lombardi: Un processo partito su impulso di confindustria e che ha subito forti accelerazioni con i governi di centro-destra, ma che ha visto il fattivo contributo, pure, di quelli di centro-sinistra. 13 anni in cui tanto si sono moltiplicati gli organismi di valutazione, quanto si sono operati tagli alle risorse destinate a scuola, università e ricerca.

 

Il risultato è drammatico 13% di laureati nella fascia d’età 25-64, solo il 19% consegue il diploma contro una media europea del 30%, una spesa per l’università pari allo 0,7% del PIL contro la media in europea  del 3%, l’1,6% della spesa pubblica contro la media OCSE del 3%, corrispondente a circa 5.200 euro per studente, contro 7.482 euro. Il contributo del governo con la legge 133/09 è stato di ulteriori tagli per 1.441 mln nei prossimi 5 anni. Mentre l’America decide di affrontare la crisi economica investendo in formazione, da noi si taglia, col risultato di accelerare il declino intellettuale del paese.


Si parla tanto di merito, ma nella realtà dovremmo ormai parlare soltanto di scuola ed università di censo, visto che aumenta il numero dei bocciati, specialmente fra i ragazzi provenienti da famiglie a reddito medio basso e con genitori con un basso livello di istruzione e, visto che,  aumenta il numero di famiglie che non possono permettersi di affrontare le spese che l’università comporta (secondo alcuni studi, mediamente, occorrono almeno 70.000 euro se si è fuori sede). Solo il 6% delle famiglie a basso reddito riesce ad iscrivere e far laureare il figli. Nel 2009, sembra scenderanno anche le immatricolazioni alle facoltà che prevedono un lungo corso di studi ed un impegno finanziario consistente quali ingegneria, architettura e medicina.  Da quest’anno, si dovranno fare i test d’accesso per tutte le facoltà, anche se non a numero chiuso, per accertare le competenze e la predisposizione degli immatricolandi, una nuova tassa, dunque.

Siamo l’unico paese in cui a fronte di poche e magre borse di studio, dell’assenza di veri campus che ospitino almeno i fuori sede, di poche mense, non è previsto né un buono studi per finanziare gli studi agli studenti meno agiati,  né gli istituti di credito mettono a disposizione strumenti creditizi a favore di famiglie in difficoltà per pagare gli studi universitari ai figli, solo qualche finanziaria fornisce piccoli  ed esosi finanziamenti a breve. Così pure, invece di affrontare una riflessione seria sui risultati della riforma Berlinguer dell’università a distanza di oltre un decennio dal suo varo si pensa a meccanismi farraginosi di controllo. Eppure, la triennalizzazione, con i corsi di laurea di primo livello a cui si fermano molti; il moltiplicarsi delle cattedre e di sedi universitarie che risponde spesso più ad esigenze di collocamento che non di formazione; la follia dei crediti formativi che esentano dal sostenere esami; la scandalosa gestione dei concorsi per professori e ricercatori; l’assurdità del numero chiuso che nega le pari opportunità di accesso all’istruzione e la stessa impostazione dei test d’accesso e, molto altro ancora, richiederebbero un’attenta riflessione. Il governo Berlusconi mentre usa la scure sui finanziamenti all’università statale, finanzia sempre più – con punte che rasentano il 30% – le università private che, infatti sono sempre più numerose e diversificate per didattica, ormai sono 16 tradizionale e 11 telematiche, oltre a 11 scuole superiori di perfezionamento post-universitario.

Quest’anno nasce anche l’Università Mediaset (Consorzio Campus Multimedia In-formazione tra gruppo Mediaset e IULM). Davanti a questo disastro la ministra Gelmini che fa? Destina il 7% (525 mln) del fondo di finanziamento ordinario agli atenei promossi da 2 organi di valutazione il Cnvsu  e il Civr, composti quasi totalmente da docenti universitari e vara un nuovo organismo di valutazione: l’Anvur che, quasi certamente, sarà composto dagli stessi professori. Insomma, l’oste ci dice com’è il vino. Quasi tutti del nord gli atenei promossi, meritevoli di aver saputo ottenere finanziamenti europei o di auto finanziarsi attraverso progetti di ricerca in sinergia con le imprese, di avere un numero di docenti basso in relazione agli studenti, di avere studenti bravi e che hanno trovato occupazione entro tre anni dalla laurea. I bocciati subiranno ulteriori tagli, in testa la Sapienza con un -12 mln. Una vicenda che pone non pochi interrogativi sul futuro dell’università italiana che rischia di vedere accrescersi il divario tra nord e sud, tra grandi e piccole città visto che, le eccellenze sono concentrate nelle piccole sedi.

Come si potrà fare una buona didattica con risorse, cronicamente insufficienti, che scenderanno ulteriormente? Il governo sa o no che nelle migliori università il rapporto docenti/studenti è molto basso,  la media europea è 1/16,4, in Germania 1/12,in America 1/15, in India, addirittura 1/3? Se uno dei criteri per valutare la virtuosità deve essere la bassa incidenza dei costi del personale si avranno sempre più precari e professori a contratto senza alcuna selezione pubblica. Altro criterio che ha determinato le promozioni di alcuni atenei, Trento in testa, e dei Politecnici è stato l’accesso a progetti e finanziamenti europei e di imprese private. Vien da chiedersi se si diventa virtuosi per aver risposto a richieste di ricerche orientate dalle imprese si farà ancora una ricerca libera e non condizionata dai profitti futuri?  Ma soprattutto, vien da chiedersi dov’è finito il dettato degli artt. 33 e 34 della Costituzione che garantivano pari opportunità di accesso all’istruzione e libertà di ricerca e di insegnamento?

(ilcorsarorosso)


  università mediaset
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27.07.2009 16:10:57
laura

La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda. Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici. Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perché la casa la hanno già perduta, o perché gliela stanno per abbattere. Tutti non rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone anziane rischiano di non rivederla mai più.

(Tra parentesi: non viene neanche data comunicazione ai proprietari che le case vengono abbattute, ci si aspetta che siano loro ad informarsi. Che so, una cosa tipo: “scusi, che per caso state per abbattermi la casa? ah no? allora che faccio, ripasso tra qualche giorno e magari me lo dite?”)

E intanto che facciamo? Chi può lavora, lavora 100 volte più di prima,lavora in condizioni disastrate e disperate. Anche perché tutti gli spazi agibili in città sono stati occupati dalla Protezione Civile, obbligando altri operatori cruciali per la ripresa della città, come l’Università ad esempio, ad andare altrove. Una Protezione Civile che, con le parole del rettore Di Orio «ha una visione dell’occupazione degli spazi inquietante», parole su cui non posso essere più d’accordo. Non tutti però riescono a lavorare, neanche in condizioni disastrate.

E’ il caso dei dipendenti della Transcom, 360 persone poste in mobilità. La direzione generale spiega di non essere più in grado di pagare gli stipendi perché non più competitiva anche a causa del terremoto del 6 aprile, che ha reso inagibile la sua sede.

E’ il caso dei dipendenti della Technolabs – uno dei più importanti Centri di Ricerca e Sviluppo del centro-sud Italia a capitale esclusivamente italiano – 100 (su 160) dei quali hanno solo la prospettiva di 13 settimane di cassa integrazione a partire dall’inizio di agosto.

A fronte di questa drammatica situazione, qual è la risposta del governo per rilanciare l’economia? Ad esempio quella di richiedere ai residenti del 49 comuni del “cratere”, a partire da gennaio 2010, la restituzione dell’IRPEF non versata a seguito del terremoto, da effettuarsi al 100% in 24 rate. Per darvi un parametro di confronto, nei paesi colpiti dal terremoto dell’Umbria, l’Irpef non venne versata per 24 mesi, e viene restituita ADESSO, dopo dieci anni e più, al 40% e in 120 rate (situazione analoga si verificò per gli alluvionati in Piemonte).

Cosa passa invece dai mezzi di comunicazione “istituzionali”? Passa la voce di un Presidente del Consiglio che grida al miracolo per la costruzione di alloggi per circa 13.000 persone, quando allo stato attuale solo il 54% delle abitazioni fuori del centro storico è agibile. Se la stessa percentuale fosse valida anche per il centro storico i conti sono presto fatti: circa 35.000 sfollati (tralasciamo, poi l’incresciosa situazione del centro storico di cui posso dare testimonianza diretta: del nostro futuro a tutt’oggi non sappiamo nulla, nulla di nulla al di là di poche parole del premier: «nel centro storico il tempo sarà contato non in mesi ma in anni»).

E basta. Questo è il suo miracolo. E ad agosto il premier vuole prendere casa all’Aquila per seguire i lavori di queste casette perché, parole sue, «l’occhio del padrone, come si dice, sappiamo cosa produce..» (padrone? Padrone? siamo noi i padroni della nostra città, caro premier).

Racconto queste cose, fuori dal “cratere” e la gente sembra non credermi. Abbiamo tutti la sensazione di essere stati abbandonati.

Ma anche qui, tranne in rare eccezioni, le informazioni sulla situazione dei terremotati continuano ad essere condivise solo dai terremotati stessi. E così continuiamo a parlarci addosso.E il resto d’Italia continua a non sapere niente.

E voi, che pensate di fare? Continuare a guardarci come poveri animali allo zoo, che forse stanno anche diventando un po’ noiosi a fare e dire sempre le stesse cose da tre mesi? Bè, temo proprio che la noia continuerà per qualche anno …

Laura T.
Università dell’Aquila


  tendopoli-abruzzo
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