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Tra le segnalazioni approfittiamo ancora una volta dell'attesa di una ravvicinata ri-sollevazione popolare contro i tagli a Scuola ed Università per focalizzare la nostra attenzione su un caso di discutibile gestione "accademica" di una Fondazione universitaria, la bolognese Fondazione Alma Mater.
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Mi permetto di scrivere un'articolo letto su diversi blog:
La Padania, il quotidiano della Lega Nord, in un articolo a firma di Marcello Ricci definisce i docenti precari dei "disadattati sociali" e degli “ignoranti”. Un articolo assurdo che non solo offende una categoria intellettuale quale quella dei docenti definendola “pseudointellettuali” ma che cade in una profonda contraddizione. Infatti nell’articolo si legge: “questi 'ignoranti' sono stati graziati da 'ridicoli corsi abilitanti'! ”. “*Il giornalista* – afferma Giovanni Di Stefano Segretario Nazionale dei Giovani MPA - *non ricorda evidentemente che l'ultimo corso abilitante è stato promosso dalla Moratti con la firma della Lega*”. “*Io* – Continua Di Stefano - *mi schiero apertamente dalla parte di questi "disadattati sociali", come li chiamano loro, che nella maggior parte dei casi si trova al nord, una categoria lavorativa che svolge dignitosamente e con tanti sacrifici, un mestiere che i loro corregionali non vogliono fare. Leggendo questo articolo sono stato **Folgorato sulla via di Damasco, rendendomi conto che in questi anni non ho capito nulla della vita.** Ineffetti sono proprio i docenti precari gli ignoranti e i disadattati sociali. E pensare che fino a prima della lettura pensavo che gli ignoranti fossero i pluri ripetenti della scuola . . . che sciocco! Quelli non sono ignoranti ma aspiranti componenti degli osservatori dell’ Expo di Milano!* *Chissà, magari in futuro per chi dalla terronia si reca al nord per insegnare ci sarà da superare un meraviglioso esame in dialetto..evviva l'Europa, evviva l'Italia delle libertà! ”*
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"La sentenza del Tar che esclude l'insegnamento della religione cattolico dal percorso curriculare degli studenti, danneggia la laicita' ed e' sintomo del ''piu' bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identita". E' quanto ha rilevato questa mattina mons. Diego Coletti, Presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica. la scuola, l'universita', commentando ai microfoni della Radio Vaticana la sentenza del tribunale amministrativo regionale del Lazio sull'ora di religione.
Scusate ma dal Tar del Lazio arriva semplicemente un principio di laicismo moderno. Una scelta che dovrebbe portare a riconsiderare la materia della religione cattolica mettendola sullo stesso piano delle attivita alternative scelte dai ragazzi tenendo ben presente che non si tratta certo di una guerra all'ora di religione.. L'andamento didattico e disciplinare e' determinato dal consiglio di classe e l'insegnante di religione cattolica concorre al giudizio complessivo dello studenti e gli insegnanti devono tenerne conto..
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Continua il processo di aziendializzazione della cultura e della formazione, un processo che va avanti ormai dal ‘96, governo Dini, ministro Lombardi: Un processo partito su impulso di confindustria e che ha subito forti accelerazioni con i governi di centro-destra, ma che ha visto il fattivo contributo, pure, di quelli di centro-sinistra. 13 anni in cui tanto si sono moltiplicati gli organismi di valutazione, quanto si sono operati tagli alle risorse destinate a scuola, università e ricerca.
Il risultato è drammatico 13% di laureati nella fascia d’età 25-64, solo il 19% consegue il diploma contro una media europea del 30%, una spesa per l’università pari allo 0,7% del PIL contro la media in europea del 3%, l’1,6% della spesa pubblica contro la media OCSE del 3%, corrispondente a circa 5.200 euro per studente, contro 7.482 euro. Il contributo del governo con la legge 133/09 è stato di ulteriori tagli per 1.441 mln nei prossimi 5 anni. Mentre l’America decide di affrontare la crisi economica investendo in formazione, da noi si taglia, col risultato di accelerare il declino intellettuale del paese.
Si parla tanto di merito, ma nella realtà dovremmo ormai parlare soltanto di scuola ed università di censo, visto che aumenta il numero dei bocciati, specialmente fra i ragazzi provenienti da famiglie a reddito medio basso e con genitori con un basso livello di istruzione e, visto che, aumenta il numero di famiglie che non possono permettersi di affrontare le spese che l’università comporta (secondo alcuni studi, mediamente, occorrono almeno 70.000 euro se si è fuori sede). Solo il 6% delle famiglie a basso reddito riesce ad iscrivere e far laureare il figli. Nel 2009, sembra scenderanno anche le immatricolazioni alle facoltà che prevedono un lungo corso di studi ed un impegno finanziario consistente quali ingegneria, architettura e medicina. Da quest’anno, si dovranno fare i test d’accesso per tutte le facoltà, anche se non a numero chiuso, per accertare le competenze e la predisposizione degli immatricolandi, una nuova tassa, dunque.
Siamo l’unico paese in cui a fronte di poche e magre borse di studio, dell’assenza di veri campus che ospitino almeno i fuori sede, di poche mense, non è previsto né un buono studi per finanziare gli studi agli studenti meno agiati, né gli istituti di credito mettono a disposizione strumenti creditizi a favore di famiglie in difficoltà per pagare gli studi universitari ai figli, solo qualche finanziaria fornisce piccoli ed esosi finanziamenti a breve. Così pure, invece di affrontare una riflessione seria sui risultati della riforma Berlinguer dell’università a distanza di oltre un decennio dal suo varo si pensa a meccanismi farraginosi di controllo. Eppure, la triennalizzazione, con i corsi di laurea di primo livello a cui si fermano molti; il moltiplicarsi delle cattedre e di sedi universitarie che risponde spesso più ad esigenze di collocamento che non di formazione; la follia dei crediti formativi che esentano dal sostenere esami; la scandalosa gestione dei concorsi per professori e ricercatori; l’assurdità del numero chiuso che nega le pari opportunità di accesso all’istruzione e la stessa impostazione dei test d’accesso e, molto altro ancora, richiederebbero un’attenta riflessione. Il governo Berlusconi mentre usa la scure sui finanziamenti all’università statale, finanzia sempre più – con punte che rasentano il 30% – le università private che, infatti sono sempre più numerose e diversificate per didattica, ormai sono 16 tradizionale e 11 telematiche, oltre a 11 scuole superiori di perfezionamento post-universitario.
Quest’anno nasce anche l’Università Mediaset (Consorzio Campus Multimedia In-formazione tra gruppo Mediaset e IULM). Davanti a questo disastro la ministra Gelmini che fa? Destina il 7% (525 mln) del fondo di finanziamento ordinario agli atenei promossi da 2 organi di valutazione il Cnvsu e il Civr, composti quasi totalmente da docenti universitari e vara un nuovo organismo di valutazione: l’Anvur che, quasi certamente, sarà composto dagli stessi professori. Insomma, l’oste ci dice com’è il vino. Quasi tutti del nord gli atenei promossi, meritevoli di aver saputo ottenere finanziamenti europei o di auto finanziarsi attraverso progetti di ricerca in sinergia con le imprese, di avere un numero di docenti basso in relazione agli studenti, di avere studenti bravi e che hanno trovato occupazione entro tre anni dalla laurea. I bocciati subiranno ulteriori tagli, in testa la Sapienza con un -12 mln. Una vicenda che pone non pochi interrogativi sul futuro dell’università italiana che rischia di vedere accrescersi il divario tra nord e sud, tra grandi e piccole città visto che, le eccellenze sono concentrate nelle piccole sedi.
Come si potrà fare una buona didattica con risorse, cronicamente insufficienti, che scenderanno ulteriormente? Il governo sa o no che nelle migliori università il rapporto docenti/studenti è molto basso, la media europea è 1/16,4, in Germania 1/12,in America 1/15, in India, addirittura 1/3? Se uno dei criteri per valutare la virtuosità deve essere la bassa incidenza dei costi del personale si avranno sempre più precari e professori a contratto senza alcuna selezione pubblica. Altro criterio che ha determinato le promozioni di alcuni atenei, Trento in testa, e dei Politecnici è stato l’accesso a progetti e finanziamenti europei e di imprese private. Vien da chiedersi se si diventa virtuosi per aver risposto a richieste di ricerche orientate dalle imprese si farà ancora una ricerca libera e non condizionata dai profitti futuri? Ma soprattutto, vien da chiedersi dov’è finito il dettato degli artt. 33 e 34 della Costituzione che garantivano pari opportunità di accesso all’istruzione e libertà di ricerca e di insegnamento? (ilcorsarorosso)
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La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda. Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici. Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perché la casa la hanno già perduta, o perché gliela stanno per abbattere. Tutti non rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone anziane rischiano di non rivederla mai più.
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